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chi scrive qui è un montanaro prigioniero della pianura padana; amante dei monti, della musica, dell'aria limpida, del buon cinema e del cibo. gnam.

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lunedì, 09 febbraio 2009

come molti di te sapranno sono un grande fan dei diaframma.
qualcuno ha messo online una compilation dei diaframma, gratuitamente scaricabile,
con una bella presentazione e testi inclusi. deve averci sudato sopra parecchio!
ovviamente io NON ti invito a scaricarla a questo indirizzo, poiché è illegale, anche se la gran parte di queste canzoni non sono in commercio da tempo.
non scaricarla, mi raccomando! del resto è così facile non scaricarla..

basta non cliccare sul link e non cliccare sui file "test 1vero.RAR" e test "2.RAR"
che trovate a questo indirizzo: http://www.mediafire.com/?sharekey=02ee082ca6a8dfc536df4e8dca14196924d04dacfaa8a9ebce018c8114394287


vi invito, se vi piacciono i diaframma, ad acquistare i loro cd:
costano poco, sono belli e date un po' di soldi a federico, che non vende poi tanto.


BREVISSIMA BIOGRAFIA SENZA DATE PRECISE

Diaframma: Gruppo fiorentino, famoso soprattutto negli anni ’80 per pezzi come Siberia o Amsterdam; si giocavano con i Litfiba la guida della New Wave italiana; in pratica cercavano di fondere i Joy Division con il cantautorato.

Poi è successo che Federico Fiumani, chitarrista e autore di praticamente tutti i pezzi, ha mandato via il cantante ed ha iniziato a ricoprire anche quel ruolo; è cambiato anche il genere, virando verso il rock.

Il gruppo è tutt’ora in attività.

 

QUI E’ DOVE CERCO DI CONVINCERTI CHE I DIAFRAMMA NON SONO UN GRUPPO QUALUNQUE

I Diaframma sono tra i pochi musicisti che hanno contribuito a cambiare il mio modo di vedere la realtà. Le canzoni che scrive Fiumani sono classicamente rock: quasi sempre costruite sulla struttura strofa-ritornello, chitarra basso batteria e morta lì; in questa semplicità segnalo la capacità di costruire melodie memorabili, cantabili e gridabili come poche. Uno dei punto di forza di questo gruppo sono i testi: Federico racconta la vita in modo diretto, senza sconti, senza aver paura di cadere nella banalità; anzi, proprio attraverso questi racconti banali egli riesce ad aprire folgoranti squarci di verità. Molti esteti dei nostri tempi, maestri della tecnica, sognano e sogneranno fino alla morte tra una sineddoche ed un'allitterazione di concepire anche solo uno di questi momenti.

Una passeggiata per strada, un’incontro al bar con un uomo attraente e la conseguente tentazione di un bacio o i lavori alle condutture dell’acqua di casa diventano i pretesti per parlare di quelle inquietudini quotidiane, degli errori, delle contraddizioni e dei desideri di cui a volte nemmeno ci accorgiamo.

La sua voce ammazza l’ipocrisia ed i grandi discorsi: parafrasando un suo brano “le sue parole sono dure e benefiche come le raffiche di vento di mattina che aiutano a svegliarsi”. Al tempo stesso Fiumani è un grandissimo un costruttore di immagini oniriche, in un filo che unisce Baudelaire a Fellini, Roversi ai Television. All’interno di testi in gran parte narrativi egli inserisce infatti versi tendenti al surreale, che mantengono però un forte e sempre palese legame con la narrazione.

Nei primi brani del gruppo questo avviene in maniera senz’altro ingenua ed artefatta (non per questo inefficace), anche per via di una seriosità quasi eccessiva; con il passare degli anni Fiumani impara ad incanalare proprio queste caratteristiche in una nuova forma: esaspera così il proprio prendersi sul serio fino a trasformarlo nel suo opposto, ossia una vera e propria critica della serietà, che non finisce però per distruggersi, ma per essere valorizzata nella propria fragilità, nella propria fallibilità.

Questo aspetto traspare anche negli splendidi videoclip che Francesco Fei realizza per molti dei suoi brani (come Gennaio o Verde) e nelle copertine di molti dei suoi dischi: in “Coraggio da vendere” (1999) possiamo vedere un Federico Fiumani vestito da centurione, con lo sguardo serioso volto all’orizzonte ed una mano che si avvicina ad un bracere. L’artificio è palese, vien quasi da ridere: eppure durante l’ascolto dell’album questa fotografia acquista un’autenticità drammatica. In questo senso le canzoni di Fiumani mi ricordano Fino all’ultimo respiro (celebre film di Godard) dove i cliché di genere (poliziesco, melò, etc.) vengono rimescolati e riproposti in punto di morte, acquistando proprio in quell’istante una nuova vita.

Punk, mezzi tecnici risicati, autoproduzione, frammenti di realtà associati in maniera solo apparentemente sconclusionata, donne, tantissime donne, riflessioni sull’industria discografica, sul rapporto con la madre.

La carne sul fuoco è davvero tanta, e non voglio tediare ulteriormente.

postato da: marco83p alle ore 16:58 | link | commenti (1)
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mercoledì, 01 ottobre 2008

estemporanea - un ottima soluzione per un commiato

postato da: marco83p alle ore 19:20 | link | commenti (1)
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domenica, 27 luglio 2008

come avrete notato questo blog sta effettivamente svanendo pian piano.
continuerò ad aggiornare con la mia consueta e lunatica irregolarità il mio flickr, il mio youtube, e vecchi valori.
i link a questi siti li trovate nella colonna in alto a destra, alla voce "altro di me".
postato da: marco83p alle ore 17:42 | link | commenti
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lunedì, 21 luglio 2008

piccola buona notizia in un mare politico di merda..

ben tornata, grazia!
(anche se non credo ti voterò)
postato da: marco83p alle ore 13:47 | link | commenti (1)
categorie: il mondo intorno, della cultura
domenica, 20 luglio 2008

filmato naturalistico davvero interessante

postato da: marco83p alle ore 18:33 | link | commenti
categorie: dentro e attorno lo schermo
giovedì, 17 luglio 2008




"riesco a tirarmela solo su msn" Violetta, 2008



martedì, 15 luglio 2008

va tutto bbene...

Corriere della Sera

IL G8 di GENOVA

Le violenze e i nomi che mancavano

Il verdetto delle sorprese

di MARCO IMARISIO


I l verdetto arriva a sera tarda, quando fuori è buio e i custodi del palazzo di giustizia sbuffano perché hanno fretta di chiudere. E farà molto discutere, come minimo, perché la gravità di certi comportamenti avvenuti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 non viene rappresentata nella sentenza.

 

Dopo dodici ore passate in camera di consiglio, il giudice Renato Delucchi ha appena finito di leggere un elenco fittissimo di numeri, rimandi, codicilli, che in molti non riescono a capire. Quelli che a Bolzaneto c'erano, le vittime dei soprusi, sono i primi a farlo. Misurano il numero delle persone colpevoli con quello degli imputati, appena 15 su 44, fanno il conto degli anni di pena comminati rispetto a quelli richiesti dall'accusa, appena 24 su 76, guardano ai risarcimenti accordati alle 209 parti lese, solo due milioni di euro sui 7 richiesti in totale. E se ne vanno, in silenzio e a capo chino, qualcuno con gli occhi lucidi.

 

I pubblici ministeri Vittorio Ranieri Miniati e Patrizia Petruzziello rimangono, ma anche loro hanno la voce che trema e lo sguardo appannato. Nella caserma di Bolzaneto non c'è stata alcuna tortura, è questo il boccone più amaro che devono mandare giù. La sentenza del tribunale di Genova dice soprattutto questo. «L'umiliazione, l'annientamento delle persone recluse» sono le parole usate da Ranieri Miniati durante la sua accorata requisitoria. «Un luogo dove per tre interminabili giorni sono stati sospesi i diritti umani». Poi il magistrato lasciò parlare i fatti, diede voce ai racconti dei testimoni, mai messi in discussione dai difensori degli imputati durante le 157 udienze di un processo durato due anni, durante il quale sono state ascoltate quasi quattrocento persone. Fu un racconto per stomaci forti. Il taglio di capelli di Taline Ender e Saida Teresa Magana, il capo spinto verso la tazza del water a Ester Percivati, lo strappo della mano di Giuseppe Azzolina, al quale sono stati divaricati anulare e medio fino a lacerare la carne; le ustioni con sigaretta sul dorso del piede a Carlos Manuel Otero Balado. E poi la marchiatura delle guance dei ragazzi giunti dalla scuola Diaz, la particolare foggia del copricapo imposto a Thorsten Meyer Hinrric, costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere, un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello. Tutto questo non è tortura, secondo la sentenza di ieri. Il reato non è previsto dal nostro ordinamento, lacuna alla quale proprio lo sdegno per quanto avvenuto a Bolzaneto fece per qualche tempo da propellente per un eventuale rimedio. Non esistendo una norma penale, l'accusa fu costretta a contestare agli imputati l'abuso d'ufficio, che sarà comunque prescritto nel 2009. Ieri, nel fitto sbarramento di numeri fatto dai giudici si è capito che l'articolo 323 del codice penale, quello che sancisce questo reato, non c'era. È stato riconosciuto l'abuso di autorità nei confronti dei detenuti, versione molto più attenuata del reato scelto per fare da succedaneo alla tortura. Ma gli imputati sono tutti assolti dalle aggravanti per i futili motivi e la crudeltà che avrebbero dovuto fare da corollario a questa accusa, e anche questo è difficile da mandare giù per chi è stato vittima di certi soprusi, come le ragazze minacciate di stupro «come in Kosovo», così urlavano gli agenti. Ecco, ai magistrati mancavano i nomi e i cognomi da abbinare ad ogni singolo comportamento, il punto debole di tutta la loro ricostruzione è sempre stato quello, e ne erano consapevoli anche loro. La Corte ne ha preso atto, abbonando agli imputati una quantità infinità di reati «per non aver commesso il fatto», riferiti ad episodi che durante le udienze erano stati accettati come tali anche dai difensori degli imputati, che sono sempre stati consci di avere dalla loro il vantaggio non da poco dell'assenza di testimoni terzi che si frapponessero tra imputati e vittime incapaci di dare un volto alle persone all'epoca nel centro di detenzione temporaneo sulle alture di Genova. In questi anni, Bolzaneto, le sue vittime e persino i suoi imputati sono sempre stati figli di un Dio minore rispetto agli altri due grandi processi del G8, quello contro i manifestanti e quello sulla scuola Diaz, entrambi vissuti in contrapposizione tra loro. Era il parente povero. Fu soltanto con la requisitoria fatta dai magistrati nello scorso marzo che l'opinione pubblica diede pari risalto anche ai soprusi avvenuti nella caserma.

 

Il verdetto è una sorpresa, nonostante le condanne delle poche persone davvero identificate con certezza, come l'agente Massimo Pigozzi (2 anni e tre mesi), che ha squarciato la mano di un giovane o il medico Giacomo Toccafondi (indultato). Nell'aula che si svuota, lo riconoscono anche gli avvocati difensori degli imputati, entrati al mattino con la certezza della batosta. I loro assistiti negli ultimi tempi si erano sentiti abbandonati anche dallo Stato, padre e padrone. L'avvocatura dello Stato aveva fatto sapere che in assenza di «rapporto organico», visto che le forze dell'ordine non si erano comportate come tali a Bolzaneto, il ministero dell'interno non avrebbe pagato le spese legali agli agenti imputati.

 

L'onda di indignazione suscitata a marzo dal racconto degli abusi e dei soprusi era considerata come il preludio a condanne pesanti. «Ci sentiamo come se il Genoa dovesse giocare al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid» aveva detto il difensore di Toccafondi, per il quale erano stati chiesti tre anni e mezzo di reclusione. «Il risultato non è neppure in discussione». Certe volte, dipende dall'arbitro.

postato da: marco83p alle ore 11:14 | link | commenti
categorie: il mondo intorno, abbiamo vissuto
sabato, 12 luglio 2008

le cose cambiano - abozzo di cover di un inedito dei p.g.g.g.r.





le cose cambiano disse il Dalai Lama
quando il Tibet fu invaso dalla Cina
le cose cambiano disse Maddalena
quando le saccheggiarono la cucina.
le cose cambiano disse sconsolata
le mani sui fianchi,la vita svilita.

le cose cambiano ecco com'è:
quello che c'era adesso non c'è

stasera mi sento come mai
neanche fossi un agente dell'FBI
mi sento ebbro mi sento ìlare
neanche fossi un cavaliere Tèmplare

che il mio sì sia sì, no il no
non so quando non so il mio non so
postato da: marco83p alle ore 11:02 | link | commenti (4)
categorie: bergasuoni
venerdì, 11 luglio 2008

pausa cinefila (play it again, joe!)

postato da: marco83p alle ore 17:51 | link | commenti (1)
categorie:
lunedì, 07 luglio 2008

LA RISPOSTA NON LA DEVI CERCARE FUORI,
E NEMMENO DENTRO DI TE:
LA RISPOSTA E' QUI.
postato da: marco83p alle ore 12:24 | link | commenti (2)
categorie: suggestioni, sorrisetti